Il Grande Freddo le Ere Glaciali e la modellazione del Territorio
Le fasi più recenti della storia della Terra, convenzionalmente
inquadrate nel cosiddetto periodo Quaternario (iniziato 2,58
milioni di anni fa), si caratterizzano per i profondi mutamenti
nel paesaggio e nel mondo biologico, legati alla forte instabilitÃ
climatica e dal ripetersi alternato di due fenomeni: le glaciazioni, fasi
fredde caratterizzate dall’avanzata dei ghiacciai e dal conseguente
abbassamento del livello marino e le fasi interglaciali, temperate
e calde, contraddistinte dal ritiro dei ghiacciai e dal conseguente
innalzamento del livello marino. Ad ogni accrescimento dei mari
corrispose la formazione di nuovi depositi sedimentari, ad ogni
regressione corrisposero veloci fenomeni di erosione delle terre
emerse, e alla conseguente modellazione del territorio.
Tra 30 e 20 mila anni fa si verificò l’ultima grande avanzata glaciale,
che provocò un abbassamento del livello marino di 130 metri, la
formazione di vaste calotte di ghiaccio sulle Alpi, l’insediamento
delle steppe nella Pianura Padana ed il ritiro delle foreste nel sud
dell’Italia e nelle zone più riparate.
La transizione verso le attuali condizioni climatiche è nota con il
termine di Tardoglaciale, Il suo inizio risale a 11.570 anni fa: nelle
Alpi e negli Appennini, la copertura vegetale cominciò a disporsi
in fasce che progressivamente occuparono le zone più interne,
favorendo la diffusione della fauna anche nei territori montani e
l’inizio di una vasta presenza di comunità dei cacciatori-raccoglitori
nomadi, in continuo movimento al seguito delle risorse alimentari.
La particolare conformazione geografica e geologica del territorio
laziale e in particolare lucretile, ha fatto sì che qui, più che altrove, i
fenomeni legati alla deposizione di sedimenti marini e alluvionali
provocati dalle variazioni del livello dei mari dell’ultimo milione di anni
siano oggi ben individuabili e possano essere letti congiuntamente
ai dati derivanti dall’analisi di altri eventi naturali concomitanti che
hanno interessato l’area laziale, come il vulcanesimo e la tettonica
in generale.
Questi preziosi archivi naturali consentono così di stimare la
variazione delle temperature, dell’umidità e della composizione
dell’aria, identificando con precisione gli anni in cui si sono
verificate le transizioni climatiche e di datare e porre in relazione
le testimonianze fossili e materiche. Secondo i geologi, ciascuna
variazione climatica esercitava effetti di varia portata sulla geografia
delle terre emerse, sulle specie vegetali e animali, tali da dar luogo a
nuove condizioni ambientali. Questi dati risultano particolarmente
importanti poiché consentono di contestualizzare e datare con
precisione le più antiche presenze umane nel territorio laziale e
lucretile.
Le Glaciazioni
Il primo schema di suddivisione delle fasi glaciali fu proposto nel 1909 e individuava quattro glaciazioni, Günz – Mindel – Riss – Würm e altrettante fasi interglaciali Günz-Mindel – Mindel-Riss – Riss-Wurm – attuale. Gli studi successivi e recenti hanno messo in luce come il fenomeno
delle glaciazioni sia in realtà estremamente complesso, non si limiti all’alternanza di quattro fasi e possa essere letto attraverso l’analisidi numerosi dati biologici, geologici e storici.
Nel 1941 il matematico e astronomo serbo Milutin Milanković ipotizzò che le glaciazioni del Pleistocene fossero legate alle variazioni dell’orbita della Terra. La sua teoria non fu accettata
fino agli inizi degli anni Cinquanta, quando Cesare Emiliani, che lavorava in un laboratorio dell’Università di Chicago, presentò la prima dissertazione completa che dimostrava l’avanzata e la retrocessione dei ghiacciai durante le ultime glaciazioni.
Questi risultati furono ottenuti analizzando successioni sedimentarie marine, cioè confrontando il contenuto dell’isotopo pesante dell’ossigeno (ossigeno 18, cioè con un nucleo composto da
8 protoni e 10 neutroni) con l’ossigeno 16 nei microfossili contenuti nei sedimenti. L’isotopo 18 è infatti maggiore nelle acque fredde, mentre diminuisce con l’aumentare delle temperature, facendo registrare una maggior presenza dell’isotopo 16.
In base a questi dati, sono stati individuati dagli studiosi 104 stadi glaciali denominati MIS (Marine Isotope Stage, numerati da 1, l’attuale, a 104). I MIS dispari corrispondo a periodi interglaciali (caldi); quelli pari, alle glaciazioni (periodi freddi).
